Fondo patrimoniale: no alla mediazione obbligatoria ex art. 5 D.Lgs. 28/2010 (Trib. Milano, 29/4/2016)

Non è possibile consentire la mediazione obbligatoria ex art. 5 D.Lgs. 28/2010, in caso di fondo patrimoniale, poiché questo non può certo considerarsi compreso nei “patti di famiglia” indicati dalla norma citata che si riferisce evidentemente alla ben diversa fattispecie di cui all’art. 768- bis c.c.
E ciò tanto più se si considera l’ordine degli istituti cui si applica la c.d. mediazione obbligatoria dettato dall’art. 5 del citato Dlgs e la necessità di un’interpretazione restrittiva delle ipotesi di mediazione obbligatoria.
L’eccezione individuata dall’art. 171 comma 2 c.c che di fatto prevede una sorta di ultra attività del fondo al verificarsi delle cause di cessazione previste al comma 1 della citata norma, ovverosia la presenza di figli minori, non può essere interpretata in via estensiva.
Sono di ostacolo non solo il dato letterale che usa il termine “figlio” (e non nipote), ma anche la ratio sottesa all’istituto, già sopra indicata. Né rilevano, ai fini che qui interessano, le disquisizioni di parte convenuta sull’asserito concetto di famiglia allargata.
Il fondo patrimoniale costituito dai coniugi viene annotato a margine dell’atto di matrimonio ex art. 167 e 162 c.c. e trascritto nei registri immobiliari ex art. 2647 c.c.; ne consegue che, pur nel silenzio della legge, deve essere disposta l’annotazione del provvedimento, che accerta il venir meno del vincolo costituito dai coniugi sui beni immobili costituenti il fondo e che costituisce titolo esecutivo, rispettivamente a margine dell’atto di matrimonio e nei registri immobiliari al fine di tutelare anche i terzi estranei che dal permanere di tali annotazioni e trascrizioni subiscono un pregiudizio non altrimenti rimediabile
. (Avv. Valeria Cianciolo)

Sentenza integrale

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